Francesco e l’alta valle del Tevere: l’abbraccio

Il 20 settembre alle ore 17:30 si è svolto l’ultimo appuntamento organizzato dalla Fondazione per l’anno centenario (800) della morte di san Francesco. Insieme alla Corale Marietta Alboni è stato realizzato un appuntamento storico e spirituale di alto rilievo che la Corale sta portando avanti a più riprese e in diverse località della Valtiberina: l’Eremo di Montecasale a Sansepolcro (AR), il Monastero di santa Veronica Giuliani e la Chiesa di san Francesco a Città di Castello (PG). L’itinerario musicale e canoro s’interseca con alcuni commenti, ben proclamati, di don Romano Piccinelli che favoriscono l’immediata attualizzazione.


I luoghi prescelti sono depositari di una presenza; ricordano un percorso, un andirivieni; evocano la storia di Francesco, dei suoi frati e delle popolazioni del tempo. Il santo era affezionato alla nostra terra, ai nostri posti; ha lasciato un’impronta che, seppure a distanza di secoli, è, oggettivamente, riscontrabile in diverse maniere.

È come se tra Francesco e l’Alta Valle del Tevere ci fosse stato e ci sia un abbraccio che, in maniera plastica, mostra un incontro ravvicinato, intenso, in cui le due realtà, mantengono la propria individualità, ma anche l’espandono, in una reciprocità che denota comprensione, vicinanza, intenzionalità e comunione profonda.

La distanza permane; a livello cronologico, aumenta; ma, progettualmente, si accorcia nell’adesione ad un vissuto che evidenzia i valori della pace, dell’armonia cosmica, della lode universale, della fraternità vissuta, del perdono offerto, della misericordia, della speranza, in una parola, del Vangelo nudo e crudo, cui Francesco voleva attenersi come gioia della sua vita e della nostra. L’«Altissimu, onnipotente, bon Signore» non cessa d’infondere quest’anelito in tutte le sue creature.