Custodire la parola: il restauro del diario di Santa Veronica

La memoria storica non è un concetto astratto: si nutre di materia, di inchiostro, di pergamena e della cura instancabile di chi si assume l’onere di preservarla.

Nel cuore del monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello si sta compiendo un’opera di straordinario valore, un intervento di restauro che va ben oltre la semplice conservazione tecnica. Il diario Santa Veronica Giuliani, un corpus monumentale di ventiduemila pagine manoscritte, sta tornando a nuova vita, permettendo al mondo di attingere a un’esperienza spirituale di inaudita profondità.

Questa iniziativa, promossa direttamente dal Monastero grazie ai fondi dell’8×1000 messi a disposizione dalla CEI per la valorizzazione del patrimonio culturale della Chiesa, rappresenta un ponte tangibile tra la mistica del XVIII secolo e la sensibilità contemporanea.

L’opera monumentale: perché il diario è un pezzo unico al mondo

Per comprendere l’importanza di questo restauro, dobbiamo guardare alla natura stessa degli scritti Santa Veronica.

Non ci troviamo di fronte a un’opera letteraria concepita per il pubblico o per la gloria personale. Quando, nell’aprile del 1693, il confessore della Santa, il padre oratoriano Girolamo Bastianelli, le ordinò di mettere per iscritto le grazie ricevute dal Signore, Veronica provò un’istintiva e profonda ripugnanza. La Santa, che all’epoca non aveva ancora trentatré anni ed era nel pieno della sua vitalità, avrebbe preferito tacere le sue esperienze mistiche. Scrivere non era per lei un esercizio di stile, ma un atto di pura obbedienza, un sacrificio ulteriore che aggiungeva alle sue aspre penitenze notturne.

Il diario è una fonte primaria senza eguali per la conoscenza della personalità spirituale della mistica. Si tratta di trentasei volumi autografi che coprono, al netto di brevi intervalli, un arco temporale di trentaquattro anni di vita claustrale.

La scrittura scorre fluida, senza cancellature, senza correzioni, priva di punteggiatura o di suddivisioni in capitoli. È la testimonianza nuda e cruda di un’anima “protesa verso il Signore”, scritta di notte, a lume di candela, mentre il resto del mondo dormiva.

La Santa non aveva un solido bagaglio culturale all’ingresso in monastero, ma la lettura appassionata dei testi spirituali presenti nella biblioteca conventuale le fornì il lessico necessario per tradurre, seppur per approssimazione, le sue visioni ineffabili.

Gli scritti Santa Veronica sono dunque il documento di una battaglia contro l’«uomo vecchio» e di una dedizione assoluta all’Amato. Restaurare questi volumi significa proteggere il cuore pulsante di una santità che ha fatto del “patire” la propria arma di difesa e del dialogo con Dio la propria ragione di vita.

Le tecniche di restauro conservativo sui manoscritti del XVIII secolo

Il lavoro di recupero dei 36 volumi, dei quali 17 rilegati in cartoncino alla forma e 19 in piena pergamena semirigida, ha richiesto una competenza tecnica di altissimo livello. Il progetto, affidato al Laboratorio Memorie di Carta di Stefano Mastriforti, ha già visto il restauro dei primi 17 volumi, riconsegnati alla comunità monastica alla fine di settembre.

La metodologia applicata rispecchia i più rigorosi standard del restauro conservativo contemporaneo. Ogni volume è stato sottoposto a un’accurata documentazione fotografica prima di essere smontato e scucito, con particolare attenzione alle carte di guardia che, in diversi casi, contenevano le autentiche vescovili recanti il bollo in ceralacca.

Dopo una prima pulizia a secco, il trattamento è proseguito per via umida. I fascicoli sono stati lavati in acqua tiepida per immersione e sottoposti a deacidificazione, un passaggio critico per arrestare il degrado chimico della carta causato dal tempo e dalla natura degli inchiostri ferrogallici, frequentemente utilizzati all’epoca.

Successivamente, si è proceduto con la collatura e il consolidamento delle lacune mediante l’inserimento di carta giapponese, un materiale nobile scelto per la sua leggerezza e resistenza, ideale per il risarcimento dei supporti antichi senza appesantire la struttura del foglio.

Le coperte originali sono state parimenti trattate, foderate con carta giapponese e risarcite tramite la tecnica del leaf casting, un processo che permette di reintegrare le mancanze della pergamena o del cartoncino con estrema precisione.

Il rimontaggio è avvenuto cucendo i fascicoli su nervi singoli in spago, garantendo nuovamente la corretta flessibilità del dorso. Infine, per proteggere questo tesoro, ogni volume è stato ricondizionato all’interno di involucri protettivi in cartone microonda acid-free, creando un microclima protetto contro gli agenti esterni.

Dalla carta al digitale: la digitalizzazione della memoria

Il recupero del diario Santa Veronica Giuliani non si esaurisce però nella fisicità della carta.

L’obiettivo del Monastero, in vista del 2027, anno del trecentesimo anniversario della morte della Santa, è garantire che la ricchezza di questi pensieri possa raggiungere ogni studioso o fedele, indipendentemente dalla sua vicinanza fisica a Città di Castello.

La digitalizzazione della memoria è la frontiera naturale dell’intervento conservativo. Grazie al restauro, infatti, le pagine sono state stabilizzate, permettendo operazioni di scansione ad altissima definizione che eviteranno, in futuro, una consultazione usurante degli originali.

Il lavoro di Stefano Mastriforti e del suo team non ha solo salvato la carta, ma ha restituito leggibilità a un testo che, senza questo intervento tempestivo, avrebbe rischiato l’oblio irreversibile.

Le scoperte fatte durante il processo di smontaggio dei volumi hanno già fornito nuove prospettive di ricerca, confermando che la vita della Santa e il suo percorso mistico hanno ancora molto da svelare ai posteri.

L’importanza di sostenere il recupero del patrimonio archivistico

L’impegno profuso dal Monastero per il recupero di tutti i volumi, inclusi il volume delle memorie di Ubaldo Antonio Cappelletti e il Processus recognitionis cadaveris et cordis, rappresenta un monito per la cultura contemporanea.
Sostenere il restauro di un archivio non significa solo guardare al passato, ma difendere l’identità spirituale e culturale di una comunità che ha saputo, nei secoli, custodire una voce unica.

Nel 2026, il laboratorio procederà con il restauro dei restanti 19 volumi. Ogni donazione, ogni attenzione rivolta a questo progetto, è un mattone che contribuisce a erigere un baluardo contro l’oblio.

La storia di Veronica Giuliani, donna di coraggio e di fede ardente, vive in queste pagine; il loro restauro è l’atto d’amore che permette a questa voce di continuare a risuonare per chiunque, ancora oggi, desideri accostarsi a quell’Amore che lei tanto cercò e trovò nel silenzio della notte.

Il patrimonio della Chiesa è un bene di tutti, e la cura dedicata al diario Santa Veronica Giuliani ne è la prova più luminosa.

Prima del restauro

Dopo il restauro