24 Giu Custodire un patrimonio immenso di amore e fede: perché la Fondazione Santa Veronica Giuliani E.T.S.
Il 31 maggio 2024, il Monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello ha compiuto un atto di lungimiranza storica e spirituale: la costituzione della Fondazione Santa Veronica Giuliani E.T.S., una persona giuridica privata con sede all’interno del Monastero stesso.
Questa scelta non è il frutto di un’esigenza burocratica, ma nasce da una profonda consapevolezza: quella di essere custodi di un’eredità che trascende il tempo e le mura conventuali.
La Fondazione si propone come un ponte tra la memoria secolare del Monastero e il presente, con l’obiettivo di preservare, rinnovare e condividere il ricchissimo patrimonio spirituale e culturale lasciato in dote dalla Santa.
Un atto di responsabilità: custodire la verità del messaggio
La nascita della Fondazione è, innanzitutto, un atto di responsabilità. Le monache, da sempre attente nell’accogliere i pellegrini e nel far conoscere la figura di Veronica, si sono rese conto che l’interesse crescente per la Santa, tanto in Italia quanto all’estero, rischiava di sfocare in interpretazioni approssimative, se non del tutto errate.
Santa Veronica Giuliani è stata una mistica straordinaria, autrice di 22.000 pagine di diario. Questa vastità di scritti rappresenta un terreno fertile, ma estremamente insidioso, per chiunque cerchi di accostarvisi senza il necessario rigore. È fondamentale comprendere che Veronica è una donna vissuta tra il XVII e il XVIII secolo. Proiettare la sua figura nel nostro tempo, senza possedere le corrette chiavi di lettura storico-teologiche, significa correre il rischio di cadere nell’anacronismo o, peggio, nel fondamentalismo.
Oggi assistiamo purtroppo anche a narrazioni che, in nome di una presunta originalità o di un gusto per il bizzarro, ridicolizzano le esperienze mistiche della Santa, interpretandole con il sarcasmo tipico di una certa cultura virtuale che ignora totalmente la pietas e la teologia della sofferenza vicaria dell’epoca barocca. La Fondazione nasce proprio per opporsi a questo “sguardo anacronistico” che, privo di strumenti esegetici, finisce per travolgere il significato profondo della vita di quelle antiche donne, trattandole come oggetti di curiosità pruriginosa anziché come testimoni di una fede ardente.
Rigore scientifico contro il rischio di manipolazione
Per presentare Santa Veronica al vasto pubblico contemporaneo, occorre una profonda competenza. Come ricordato da P. Ricoeur, “solo interpretando possiamo credere“. Questo significa liberare l’esperienza mistica di Veronica dai rivestimenti del linguaggio barocco, che rivela la verità ma che è, al tempo stesso, “altro” rispetto alla verità stessa.
La Fondazione si fa carico di animare studi scientifici, in grado di distinguere tra il senso letterale e il senso profondo degli scritti della Santa. È un lavoro di “traduzione” culturale e spirituale che risponde a una necessità etica: quella di purificare la memoria. Non tutto ciò che appartiene al passato è salvabile: pratiche di penitenza estrema, teologie della sofferenza che oggi ci creano imbarazzo e che furono frutto di secoli “bui” e poco evangelici, vanno salutate con rispetto ma anche con il coraggio della distinzione. La Fondazione vuole essere il luogo in cui questo discernimento viene attuato, per riconsegnare ai fedeli il cuore autentico dell’incontro di Veronica con Dio.
Una nuova primavera di memoria e riconciliazione
Il lavoro della Fondazione non si ferma alla custodia documentale — sebbene essa sia fondamentale, come dimostra il restauro dei preziosi diari — ma si estende alla promozione di una nuova consapevolezza ecclesiale. Siamo chiamati a un processo di riconciliazione con il passato, chiedendo scusa, a nome della Chiesa, per le idee di Dio distorte o abusanti che in passato sono state imposte, pur in buona fede, a tante donne coraggiose.
La Fondazione Santa Veronica Giuliani E.T.S. rappresenta, in questo senso, una scommessa sul futuro. Il testamento spirituale di Veronica — “Ho trovato l’Amore, l’Amore si è lasciato trovare” — diventa l’appello che la Fondazione raccoglie. Vogliamo tenere in vita questa ricerca, condividerla e far sì che il dolore passato, iscritto nelle pietre e nelle carte di questi luoghi, si trasformi in una feconda opportunità di rinascita.
Sostenere la Fondazione significa partecipare attivamente a questo processo di purificazione della memoria, tutelando un patrimonio carismatico che, pur tra le ombre dei secoli passati, rimane una delle vette più alte della spiritualità femminile cristiana. Invitiamo tutti gli amici, i pellegrini e i ricercatori di senso a unirsi a noi in questo cammino, affinché l’esperienza di Veronica Giuliani possa continuare a brillare non come un mito pruriginoso o una curiosità anacronistica, ma come una viva testimonianza di quella sapienza del cuore che il mondo moderno, nella sua corsa incessante, rischia di dimenticare. La porta del Monastero, attraverso la Fondazione, resta dunque spalancata: un invito a rileggere il dolore, l’amore e la fede non come reliquie, ma come una via per ritrovare l’Amore.